La passione? La scopri lavorando
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Non trovi la tua strada? Resta vigile, con determinazione

In un mondo sempre più globalizzato, superconnesso e iperveloce, resistono ancora i mestieri dove la cura dei particolari è tutto, dove la tradizione conta più dell’innovazione: gli Artigiani, quelli con la A maiuscola.

Persone come Fabio Zontini che riescono a coniugare la manualità, l’arte della musica e la passione, in un mestiere quasi dimenticato.

 

Qual era il tuo sogno da bambino?

A dire il vero non ho ricordo di qualche fantasia o desiderio particolare. Ricordo invece che l’incontro con la musica è avvenuto molto presto grazie ai dischi che suonavano in casa dei miei genitori così come capita a quasi tutti, credo. Nel mio caso però si è trattato di una scoperta che ha lasciato un segno profondo. La scelta di fare il liutaio, con questa cosa, ha ovviamente a che fare.

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Come hai scoperto la passione per questo lavoro?

Mi ricordo che è successo esattamente nel settembre del 1992, avevo 21 anni. Capitai quasi per caso nel laboratorio di un anziano liutaio vicino a Milano, si trattava del compianto Maestro Carlo Raspagni.

Rimasi talmente colpito da quel piccolo ambiente, pieno di qualsiasi cosa, ma in primo luogo di strumenti in costruzione, pialle, lime, scalpelli e colle, con un profumo intenso e buono di legno, che uscii di li in cerca di una scuola che insegnasse quel mestiere. Per mia fortuna esisteva ed esiste ancora, proprio a Milano, una delle pochissime in Italia.

Dal liutaio Raspagni andai all’inizio di settembre, pochi giorni dopo iniziavo il mio percorso di studi di quattro anni alla Civica Scuola di Liuteria di Milano, diplomandomi nel 1996.

 

Quali persone ti hanno appoggiato nel perseguire la tua strada professionale?

I miei genitori, dopo qualche inevitabile perplessità iniziale. Si sono però convinti quando hanno capito che si trattava di una scelta definitiva.

 

Quali sono stati i momenti difficili in cui hai pensato di lasciare l’attività?

In realtà mai. Certo all’inizio della mia carriera professionale, subito dopo la fine del corso di studi ci sono stati dei periodi complicati. Gli sforzi che facevo non venivano ripagati da nessun tipo di gratificazione perchè i miei lavori erano ancora acerbi e non all’altezza di quello che facevano i miei colleghi più anziani. Ma anche in quel periodo ho proseguito a testa bassa, lavorando, lavorando, lavorando e cercando di migliorarmi.

Non contemplavo nessun tipo di exit strategy, potevo solo andare avanti.

 

Cosa fai quando incontri momenti di difficoltà?laboratorio 2001- storia-di-successo

Per i momenti di difficoltà la “medicina” è sempre stata quella di chiudersi in laboratorio a lavorare. E’ il regalo dei mestieri artigianali, quelli che si fanno ancora a mani nude, leniscono le asperità e lavano i pensieri.

 

Quali sono le caratteristiche che, secondo te, servono per raggiungere i propri traguardi?

Credo di dire una cosa che avranno già detto in tanti… la determinazione nel portare avanti il proprio lavoro con il massimo impegno. E’ solo la determinazione che ti consente di proseguire nel tentativo di raggiungere quel traguardo che ti sei prefissato e niente altro.

Anzi, direi che se manca questa determinazione probabilmente è segno che non ci si sta dedicando alla cosa giusta e che quella non è la nostra strada.

Di tutti gli allievi che hanno frequentato la Scuola che ho fatto io per esempio, solo una parte è arrivata a dipolmarsi e di questi solo una percentuale minima si è messa realmente a fare questo lavoro. Del mio corso di studi per esempio sono l’unico.

In realtà quando esiste una motivazione profonda nel fare ciò che si fa, questa determinazione non è un qualcosa che si deve cercare perchè viene da se, assolutamente in modo naturale. E l’impegno non costa nessun tipo di fatica perchè ciò che si sta facendo è esattamente ciò che si vuole fare. Mi ricordo che quando ho iniziato la mia gavetta ho fatto cose e vissuto momenti che visti da fuori potevano essere definiti estremi, ma se devo dire le privazioni e i sacrifici di quel periodo io non li ricordo nemmeno.

 

Cosa ti senti di consigliare a chi fatica a trovare la propria strada?rosetta max agosto 117

A questa domanda non so rispondere in modo convincente. Sono consapevole, perché anch’io ci sono passato, che non è semplice capire quale potrà essere il proprio percorso. Per quanto mi riguarda mi ritengo molto fortunato.

Non era affatto scontato che incontrassi la liuteria… anzi direi che è lei che è venuta a cercarmi. A quel punto il più era fatto. Forse certe cose accadono solo così.

C’è un verso di una canzone di Ivano Fossati che dice “Dal mio piccolo aereo di stelle io ne vedo/ Seguo i loro segnali e mostro le mie insegne/e la voglio fare tutta questa strada/fino al punto esatto in cui si spegne…”

Forse l’importante è restare vigili e pronti a capire che quella porta che ci si è aperta davanti è da attraversare. Con determinazione.

 

Potete raggiungere Fabio sul suo sito internet.

Barbara Vangelista
Barbara Vangelista
"Non tentare è il primo fallimento."

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