Quando la passione diventa un lavoro
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Simona e la sua storia: un esempio di tenacia, motivazione e passione!

Simona Randazzo, burattinaia toscana di 33 anni, ha realizzato il suo sogno: lavorare al Cirque du Soleil.

Per riuscirci però si è dovuta trasferire da Firenze a Torino, lasciandosi alle spalle la sicurezza del suo lavoro e per mantenersi ha fatto lavori umili e precari.

Nelle difficoltà giornaliere spesso si chiedeva: “Mollo o non mollo?” ha sempre ascoltato il suo cuore perché quello che faceva la rendeva felice. Un esempio di tenacia, motivazione e passione.

 

Qual era il tuo desiderio da bambina?Burattinaia

Da bambina non avevo particolari desideri, cambiavo idea molto spesso su quello che volevo fare da grande, mi piaceva un po’ tutto, più o meno come adesso.
Studiavo pianoforte e violino, mi piaceva disegnare, nutrivo una forte sensibilità verso gli animali e la natura, mi divertivo a inventarmi i giochi da sola.

 

Come hai scoperto la passione per questo lavoro? Prima di cosa ti occupavi?

Bhè è stato un caso, molto fortunato!!! Dopo l’università ho aperto una pizzeria in società nel paese in cui vivevo, Vaiano in provincia di Prato, a quel tempo non sapevo molto sul teatro né sul circo contemporaneo ed ero fermamente convinta che avere un lavoro sicuro fosse la cosa più importante!
Dopo un anno passato ad infornare pizze iniziavo a sentire forti dolori alla schiena, così decisi di iscrivermi in palestra.
Appeso ad una parete, trovai un articolo di giornale che parlava di discipline circensi, prova gratuita di tessuti aerei. Nella foto c’era una ragazza appesa a testa in giù.
Io non riuscivo a capire come potesse riuscire a stare appesa ad un drappo di stoffa, l’unica cosa che sapevo è che anche io volevo stare a testa in giù!

Mi presento alla prova gratuita, all’interno della Fortezza da basso di Firenze: mi ricorderò per tutta la vita il quadro che mi si presentò davanti e le sensazioni che provai in quel momento.
Sulla destra dei giovani acrobati provavano a fare dei salti con trampolini e reti, cadevano e si rialzavano come se non si facessero mai male, di fronte a me dei giocolieri lanciavano e riprendevano qualsiasi sorta di oggetto e infine un gruppo di ragazze a lato della palestra provavano a salire e a fare delle figure su questi tessuti appesi in aria!
Stavo guardando per la prima volta nella mia vita un normale allenamento ma per me era qualcosa di incredibile! Mi sembrava di essere capitata nel paese dei balocchi! Quelle persone erano “fuori di testa” ed io volevo stare con loro!

Da allora non ho più smesso di frequentarli, fortunatamente ho abbandonato l’idea che “il lavoro sicuro e i soldi” siano la cosa più importante nella vita! Tutto il resto è venuto da solo, dal circo sono passata a frequentare una scuola di teatro fisico a Torino, dove ho studiato mimo, commedia dell’arte, melodramma, regia ma soprattutto l’uso delle maschere e lo studio del movimento che mi hanno fatto avvicinare al “teatro di figura”.

 

Quali persone ti hanno appoggiato nel perseguire la tua strada professionale?

Sicuramente la mia famiglia mi ha sostenuto per quello che poteva, pur continuando a consigliarmi di intraprendere un percorso lavorativo più sicuro, che non avesse a che fare con l’arte, per la precarietà di questo settore. Tutto sommato però hanno sempre accettato le mie scelte perché mi vedevano caparbia .
Poi ha avuto particolare importanza Philip Radice, direttore e maestro di teatro all’Atelier teatro fisico di Torino, scuola che ho frequentato per 4 anni. Lui ha sempre creduto in me e mi ha aiutato nei momenti di sconforto sostenendomi moralmente ed economicamente.

 

Quali sono stati i momenti difficili in cui hai pensato di lasciare la carriera?

I primi due anni a Torino sono stati molto difficili, avevo continuamente difficoltà economiche. Facevo il possibile per poter continuare a studiare, ho lavorato in pub, discoteche, ristoranti ma tutte queste esperienze finivano senza preavviso per le difficoltà economiche delle attività.
Ho fatto l’imbianchina e per un lungo periodo ho pulito i bagni di una fabbrica a Torino nord, ma dopo qualche tempo ho perso questo lavoro a causa di tagli al personale.

Ho fatto la giocoliera al semaforo come fanno tanti altri ragazzi che, come me, devono pagare la scuola di circo o teatro… volantinaggio, baby-sitter, sarta, insomma le ho provate tutte pur di potermi mantenere, studiare e continuare la formazione. E’ stato difficile e a volte umiliante, spesso ho pensato di mollare tutto, ma quando hai una passione e sei quasi ossessionato da quella idea, lotti per ottenerla, poi un giorno ti accorgi che hai lottato talmente tanto che ormai non puoi proprio tornare indietro.

 

Cosa fai quando incontri momenti di difficoltà?Simona Randazzo

Ovviamente mi rattristo, come tutti, la mia fortuna è che mi annoio molto facilmente, dunque non riesco a rimanere immobile di fronte alle difficoltà per più di un giorno .
Cerco di analizzare tutte le possibilità in maniera quasi scientifica.
Per tutti i progetti faccio un PIANO A , PIANO B , e PIANO C, e mi preparo all’eventuale fallimento di tutti 🙂 .

Non mi fanno paura le difficoltà economiche, sono abituata a vivere con pochi soldi, alle rinunce e al lavoro duro. Provo comunque a ricordare tutti i giorni che sono una persona fortunata e che i problemi gravi sono ben altri.

 

Quali sono le caratteristiche che, secondo te, servono per raggiungere i propri traguardi?
Cosa ti senti di consigliare a chi fatica a trovare la propria strada?

Credo che sia molto importante la curiosità, avere molti hobby, studiare, essere sempre disposti ad imparare nuove cose a qualsiasi età, fare sport…
Bisognerebbe provare a non mettersi dei limiti mentali, cercare di ascoltarsi il più possibile per capire meglio chi siamo e dove veramente vogliamo arrivare. Sarebbe anche importante riuscire a capire se sei nel posto giusto per quello che vuoi fare, a volte è necessario cambiare città o addirittura valutare di lavorare all’estero in alcuni casi. È molto difficile trovare la propria strada in Italia specialmente in questo momento ma non bisogna scoraggiarsi e occorre ricordarsi che il miglioramento lo facciamo noi.

 

Per restare in contatto con Simona attraverso il suo profilo Facebook.

Barbara Vangelista
Barbara Vangelista
"Non tentare è il primo fallimento."

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