Prima il licenziamento… poi il successo
27 Marzo 2015
Mostra tutto

Un viaggio… per realizzare i propri sogni

Realizzare i propri sogni? E’ possibile!
Oggi ci racconta la sua storia Emanuele Siragusa. Insieme a Chiara Usseglio Mattiet producono miele.

 

Qual’era il tuo sogno da bambino?

Da bambino sognavo di fare il veterinario. A ben vedere fui più lungimirante in età infantile rispetto all’adolescenza, difatti verso i tredici quattordici anni mi appassionai d’arte e mi iscrissi al liceo artistico pensando ad una possibile carriera (piuttosto fantasiosa) come fumettista o illustratore.

Al liceo maturai poi la passione per le materie umanistiche, in particolare per la filosofia, così dopo il diploma frequentai l’Università di Torino di Lettere e Filosofia e mi laureai nella specialistica di Storia e Filosofia cinque anni dopo. I sogni di bambino, si può dire, trovarono un risvolto interessante quando dopo la laurea iniziai ad interessarmi di apicoltura. Apicoltura Chiara Emanuele

 

Come hai scoperto la passione per questo lavoro?

Conclusa la laurea decisi di intraprendere un viaggio formativo con la mia compagna Chiara, anche lei laureata in Filosofia nel mio stesso anno. Spinti dalla passione per la Natura e per gli animali, il desiderio era quello di conoscere varie realtà rurali ed agricole per vivere da vicino il lavoro “sotto il Sole”. Il viaggio si concluse molto più velocemente di quanto ci aspettassimo, infatti la prima tappa fu in un agriturismo, bellissimo posto dell’Astigiano, in cui l’apicoltore della cascina ci mostrò per la prima volta il mondo delle api. Si può dire che fu amore a prima vista.

 

Prima di cosa ti occupavi?

Dopo la laurea io e Chiara ci siamo iscritti alle liste di insegnamento, ma a parte qualche supplenza sporadica non abbiamo fatto molta carriera in ambito scolastico. Abbiamo fatto una quantità impressionante di lavoretti a tempo determinato, collaboratore scolastico, fattorino, promoter, commesso, magazziniere, ecc… ma nessuno di questi poteva prospettarci un futuro. Da qui la decisione di smettere di cercare lavoretti e di crearci un lavoro con le nostre mani: acquistammo le prima famiglie di api e dopo quattro anni ecco che nasce l’azienda agricola “Apicoltura Chiara e Emanuele”.

 

Quali persone ti hanno appoggiato nel perseguire la tua strada professionale?

In primo luogo i genitori. Senza un aiuto economico e di spazi (per fare l’apicoltore è necessario poter usufruire di enormi spazi, sia all’aperto che magazzini) non saremmo mai potuti partire nella nostra impresa. In secondo luogo gli amici. È grazie al loro aiuto che siamo riusciti i primi anni a ripulire i boschi per creare le postazioni adatte per le api.

 

Quali sono stati i momenti difficili in cui hai pensato di lasciare la carriera?

Sicuramente il primo anno è stato molto difficile. Moltissime spese, molti investimenti e pochi guadagni. In realtà anche questo anno stiamo affrontando una grande spesa, stiamo aprendo, infatti, la nuova attività a Giaveno (To), con magazzino, laboratorio e piccolo spazio vendita dei nostri prodotti. Come dire, “si riparte da capo”.

 

Cosa fai quando incontri momenti di difficoltà?

Oramai la soluzione è una soltanto: non si torna indietro e quindi si lavora il doppio per risolvere il problema. Possiamo però contare su un’esperienza maggiore rispetto ai primi anni, su molti contatti e su una capacità maggiore nell’individuare velocemente le difficoltà da superare.

 

Quali sono le caratteristiche che, secondo te, servono per raggiungere i propri traguardi?

Apicoltura 2Io penso che ognuno di noi abbia delle enormi potenzialità, il difficile non è sfruttarle, ma individuare il filone su cui basare i propri interessi e su cui investire le proprie energie.

C’è chi è portato per il lavoro manuale, chi per quello intellettuale, chi ha maggiori chance in campo artistico e chi nel lavoro sociale e politico. La bravura sta nel conoscersi abbastanza da poter comprendere fin da subito per cosa si è portati (che solitamente è anche ciò che piace fare, che da maggiori soddisfazioni). Individuato il campo d’azione, basta un po’ di volontà e il gioco è fatto. Ovviamente queste parole possono avere una lettura “idealista”, soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale, tuttavia ho visto molti incaponirsi nello studiare e poi cercare lavoro in materie non adatte a loro, ma consigliate dai genitori o dal loro contesto sociale, e trovarsi poi in enormi crisi.

 

Cosa ti senti di consigliare a chi fatica a trovare la propria strada?

Molti coetanei o anche ragazzi più giovani, in periodo di crisi, decidono di partire. Mete ambite sono l’Australia, l’Inghilterra, l’America. Il mio consiglio non è quello di non-partire, ma di tentare ancora una volta prima di farlo. Una piccola speranza per rimanere in Italia c’è ancora, magari puntando su prodotti (e qui entro più nello specifico nel mio campo – la produzione alimentare) di alta qualità e non sulla quantità. Lasciamo la grande e scadente produzione per l’estero e concentriamoci sul consumo consapevole di alta qualità, con un’attenzione al biologico e alla vendita locale a chilometri zero. È lavorando con cura nel piccolo che si può crescere e giungere “al grande”.

A questa pagina facebook potete trovare l’azienda di Emanuele e Chiara.

 

Barbara Vangelista
Barbara Vangelista
"Non tentare è il primo fallimento."

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *